Nell’esposizione presso il Palazzo Reale di Milano, sono presenti ben tre opere dedicate al racconto biblico di Susanna e i vecchioni.

Oggi prendiamo in considerazione quella più antica, datata 1606-1607 e conservata nella Galleria Borghese. 

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La storia

L’episodio di Susanna è presentato nel tredicesimo capitolo del libro biblico di Daniele, che narra le storie del popolo giudaico durante l’esilio di Babilonia. Susanna fu moglie del ricco Gioacchino; un giorno, mentre stava passeggiando e facendo il bagno nel giardino della propria casa, venne avvicinata da due vecchi giudici, i quali, invaghiti della sua bellezza la minacciarono di calunnia se non si fosse loro concessa caranalmente. Susanna rifiutò categoricamente le avances dei due, che la trascinarono in un processo per adulterio. Venne condannata a morte, ma la giustizia divina intervenne per bocca del profeta Daniele, che risvegliò le coscienze degli israeliti, salvandola dall’iniqua sentenza.

L’iconografia

La tela in questione, oltre ad affrontare un tema caro al pittore e ai suoi coevi (si veda il precedente illustre di Tintoretto), ricalca stilemi artistici ripresi dal mondo classico: la posa di Susanna ci richiama quella dello Spinario del Palazzo dei Conservatori in Campidoglio a Roma, ben noto a Rubens, di cui egli realizzò un disegno oggi conservato al British Museum di Londra.
Lo sguardo volto dietro le proprie spalle, a rappresentare la sorpresa della donna, ci rievoca una soluzione già adottata da Raffaello in una figura del Parnaso della stanza della Segnatura in Vaticano, mentre l’attenzione luministica di alternanza tra luci intense ed ombre tetre ha la sua ispirazione dalle tavole pittoriche di Leonardo.

Come abbiamo già più volte evidenziato, non solo Rubens trasse linfa vitale dagli artisti e dalle opere viste in Italia, ma a sua volta fu ispiratore di altrettanti maestri dell’arte: è il caso, ad esempio di Gian Lorenzo Bernini, che trasportò lo scattante movimento di torsione del corpo di Susanna, sorpresa dai vecchioni, nel suo Ratto di Proserpina, conservato nella Galleria Borghese.

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